Istruzioni per Rendersi Infelici


istruzioni per rendersi infeliciCOMPAGNIA ATACAMA
“ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI”  – produzione 2004

 

Coreografia e Regia: Patrizia Cavola, Ivàn Truol
Interpreti: Patrizia Cavola, Rozenn Corbel, Ivàn Truol, Marco Ubaldi.
Musiche originali: Epsilon Indi
Costumi: Mariella Visalli
Luci: Danila Blasi

Nel 2007 lo spettacolo ha ricevuto il
Premio “Teatro” Città di Aversa 2007

Lo spettacolo è liberamente ispirato ad “Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlawick, un divertente manuale, uno specchio ironico, guardando il quale ci è possibile – tra il divertimento e il disagio di riconoscerci – intravedere quei meccanismi che quotidianamente ci tengono impegnati a costruire la nostra infelicità.
Le modalità sono infinite: si possono innescare meccanismi utili a distruggere la propria relazione d’amore, come anche qualunque altra relazione umana; ci si può arroccare nell’essere fedeli ad ogni costo a se stessi, così da non poter interagire, né essere in armonia con il resto del mondo; si può vivere nel sospetto e nella sfiducia verso gli altri, barricandosi nelle proprie convinzioni e regole culturali, fino al punto di rifiutare tutto quanto è estraneo, diverso e quindi minaccioso. Protagonista è l’essere umano e l’inferno barocco dei rapporti umani.
Un’ umanità impegnata a rendersi la vita impossibile, che crea a questo scopo situazioni a volte esilaranti e a volte surreali.
L’ironia accompagna lo sguardo su una materia di per se dolorosa e problematica.
…il tentativo di modellare a nostro piacimento l’altro e gli accadimenti della vita…
…l’ansia che ci spezza il respiro…
… la confusione per quanto vogliamo e respingiamo…
… l’indipendenza e il bisogno d’amore…
…il sospetto, la sfiducia, l’influenza che vogliamo esercitare…
… la rabbia, il controllo, l’assurda necessità di eliminare il rischio, l’errore
Indagare sugli esseri umani, frugare tra i pensieri, i meccanismi, l’abisso delle emozioni, è qualcosa che ha sempre interessato ed è stato materia della ricerca di Atacama.
I linguaggi di cui ci si serve in questa creazione sono multipli: parola, danza, musica dal vivo, proseguendo ed approfondendo la strada della ricerca di un teatro fisico che si situa in una zona di confine e di commistione dei linguaggi.
“Un pò Charlot, un pò Keaton, un pò Clodette Colbert, un pò sposa volante di Chagall, gli uomini e le donne, personaggi di Istruzioni per rendersi infelici armeggiano con le proprie vite su un palcoscenico vuoto, nero, rumoroso come il mondo. Vestiti a strisce nere e gialle, come quei manichini snodabili che simulano la reazione del corpo umano e che sono utilizzate per le prove tecniche di sicurezza delle auto, i quattro ballerini di Atacama … hanno volti umani, troppo umani. Ordinano e obbediscono, si accoppiano e si combattono, interagendo meccanicamente, e dunque con effetto comico, mostrando come nella quotidianità di gesti ed emozioni si possa essere fermamente decisi a voler essere infelici…Dal punto di vista coreografico il salto acrobatico è normalizzato e inserito nel gesto della vita quotidiana. L’effetto più originale interessante nel suscitare riflessioni sul vivere umano è l’inserimento reciproco dei corpi alla ricerca del piacere irraggiungibile in un tetris fluido, rapido, indolore e senza dubbio efficacemente infelice…Simili … a Keaton, i protagonisti di Istruzioni non combattono un brutto mondo ma lottano miseramente con le ombre esplose sul palcoscenico, metafore della loro mente.”
VERONICA FLORA
CINEMA AVVENIRE.IT
E’ uno splendore vedere donne che portano uomini o uomini che portano altri uomini in una ricerca coreografica dove la differenza di statura di corporatura non influenza la capacità di ognuno di portare (in senso coreografico) i colleghi, una ricerca di danza pura che fa del movimento e della relazione tra i corpi il momento centrale di tutta l’impostazione dello spettacolo. Uno spettacolo da vedere e rivedere per divertirsi ma anche per riflettere su certi atteggiamenti del comportamento umano. Uno spettacolo costruito nel 2004 che è già diventato un classico imprescindibile della danza (e del teatro danza) contemporanei. Il pubblico approva e applaude copiosamente costringendo i quattro danz-attori a ripetute uscite.
ALESSANDRO PAESANO
TEATRO.ORG 

Questa materia di riflessione è stata tradotta nei termini del teatro danza dalla
compagnia Atacama di Patrizia Cavola e Ivàn Truol i quali compongono una pièce per
quattro danz-attori. La definizione è già un biglietto da visita per l’approccio leggero,
ironico, in equilibrio perfetto tra performance e danza con cui i quattro presentano lo
spettacolo. Un gruppo affiatato e divertito che sa restituire il percorso psicanalitico di
Watzlawick con profondità e ironia. Così vediamo due donne nevrotiche richiamare e
allontanare in continuazione dei partner obbedienti come cagnolini o timorosi dell’umore
della propria donna. Oppure assistiamo a un monologo-dialogo femminile dove le parole
sono solo versi (quelli di Rozenn Corbell presi dalla lingua francese) una sorta di
grammellot che permette alle due danz-attrici di comunicare tra di loro e col pubblico. Ne
emerge una casistica interessante appena venata dal maschilismo che vede l’uomo
vessato dalla donna volubile e nevrotica mentre lui, l’uomo è timoroso, pauroso, privo di
autorità. Difetto che però risiede nella fonte cui Atacama si è ispirata perchè la ricerca
coreografica della compagnia contraddice questa visione maschilista proponendo dei
movimenti coreutici che vanno ben al di là dei classici ruoli maschile femminile. E’ uno
splendore vedere donne che portano uomini o uomini che portano altri uomini in una
ricerca coreografica dove la differenza di statura di corporatura non influenza la capacità
di ognuno di portare (in senso coreografico) i colleghi, una ricerca di danza pura che fa
del movimento e della relazione tra i corpi il momento centrale di tutta l’impostazione
dello spettacolo. Uno spettacolo da vedere e rivedere per divertirsi ma anche per
riflettere su certi atteggiamenti del comportamento umano. Uno spettacolo costruito
nel 2004 che è già diventato un classico imprescindibile della danza (e del
teatro danza) contemporanei. Il pubblico approva e applaude copiosamente
costringendo i quattro danz-attori a ripetute uscite.
ALESSANDRO PAESANO
TEATRO.ORG
Aprile 2009

I ballerini-attori ci mostreranno, con le loro danze suggestive, musiche tetre e figure
grottesche, create con i loro corpi, tutta la mostruosità dell’amore ossessivo ed egoistico.
E tutto servirà per trasmettere al meglio questo messaggio sull’ “infelicità globale”: il
palco buio, illuminato a tratti da fari che creano linee orizzontali o verticali, dove
camminano o corrono gli attori con i loro vestiti gialli e neri che catturano avidamente
l’occhio dello spettatore. Tutto pare convergere in circostanze terribilmente illogiche, a
situazioni reali portate all’esasperazione. Le nostre turbe, i nostri battibecchi vengono
ingigantiti, ma tutto non è che lo specchio veritiero delle nostre insoddisfazioni; e
guardando ai recitanti captiamo il nocciolo della nostra tristezza, di quell’angoscia che ci
perseguita, e non ci abbandona mai. I quattro attori-danzanti riescono a trasmetterci
tutto il malessere di rapporti sbagliati solo con i loro balli, i loro movimenti lenti, quasi
fossero un dejavu della nostra mente; poche parole dette da una voce esterna che ci
ricorda che l’uomo è capace di annientarsi da solo. Poche, ma toccanti anche le parole
dette dagli stessi ballerini per farci capire come la vita ce la rendiamo impossibile noi,
fobici di tutto.
CLAUDIA ROSA
CULTURALAZIO.IT
29 aprile 2009

Nella cornice di quello che all’oggi rimane essere forse il più importante dei teatri di
ricerca di Roma, i giorni 28,29 e 30 aprile, la compagnia Atacama, diretta da Patrizia
Cavola e Ivàn Truol, ha portato in scena la sua produzione “Istruzioni per rendersi infelici”, già vincitrice del premio teatro città di Aversa 2007. lo spettacolo vede protagoniste quattro figure meccanicamente quotidiane che disegnano con la loro presenza, un mondo all’interno del quale le proprie proiezioni, si palesano nel vuoto, costruendo come una complessa scenografia. Un mondo dove plasmare equivale sempre ad essere plasmati, dove toccarsi desta sgomento. Ogni pretesto è buono per complicarsi la vita, per rompere la noia della semplicità. È il dramma dell’inevitabile relazione con l’altro. Sospetto, sfiducia, rifiuto sono parole che potrebbero essere incise sul fondale; ma non ci sono, non c’è parola a meno che non sia vuota, sterile, stilizzata, simbolica, insomma a meno che la fittizia necessità di incomunicabilità di quelle figure, non venga soddisfatta. La sensuale asetticità dei costumi, si fonde alla surreale immagine di un’interiorità senza tempo. Lo scandire dei passi è già danza e prefigura una ricerca di movimento che talvolta è puramente coreutico e talvolta è azione drammatica. I linguaggi sono molteplici, e tutti intrisi di una sorniona ironia che quasi esorcizza la spaventosa quanto umana realtà. E’ tutto vero ciò che si può vedere, anche se a mostrarcelo non sono uomini, ma abili ombre.
GIANPAOLO MARCUCCI
CORRIEREdiROMA.IT
Aprile 2009

Geniale, seppur per intenditori. E lo sa bene il Teatro Fara Nume, che come può non si lascia scappare eventi “al limite”, che giocano molto del loro appeal sullo humour quello elegante e smaliziato, da sempre marchio di fabbrica della struttura culturale di via Baffigo. Un testo che riesce ovunque a strappare sorrisi e consensi Una rappresentazione per accattivare il pubblico, ma soprattutto per riflettere e dimostrare come sia ancora possibile dare sfoggio della propria arte strappando al contempo risate senza essere banali e riuscendo persino a dire qualcosa di sensato.
GIAN MARCO VENTURI
IL GIORNALE DI OSTIA
11-12 maggio 2008

Il lavoro di creazione è indissolubilmente legato alla elaborazione di un personale codice coreografico, stile di danza e poetica espressiva. Tutti i codici dell’arte terapia: l’espressione vocale, che sia testo o canto, la musica e quale altra forma artistica si riveli necessaria durante la creazione… Questo particolare interesse per la persona e l’attenzione ad aspetti come il contatto, la relazione, l’autenticità, la consapevolezza… richiamano alcuni passaggi fondamentali di un percorso arte terapeutico… Gli spettacoli della compagnia Atacama sono accesi dallo scorrere delle emozioni, conquistano il pubblico con suggestioni emotive intense, ma c’è anche uno straordinario dominio corporeo, dinamismo, padronanza e capacità recitativa.
ROBERTA PAPPADA’
ARTI TERAPIE
Settembre- ottobre 2004 n. 10 anno x

La coreografia ideata e diretta dai primi ballerini Patrizia Cavola e Ivan Truol si colloca nella terra di mezzo tra danza e teatro, luogo impervio dell’espressione artistica in cui
movimento, espressione vocale, musica e altre forme espressive forgiate durante l’atto creativo interagiscono l’una con l’altra. Come i tre precedenti allestimenti: Dal Sud, Sguardo rubato, La Cama, spettacoli presentati nei più importanti festival d’arte coreutica internazionali, anche Istruzioni per rendersi infelici prosegue nel solco del provocatorio teatro dell’agire, che richiede ai suoi protagonisti notevole presenza scenica e un grande vigore fisico. Due caratteristiche rintracciabili nel dna della compagnia Atacama, che eleva la danza a pura espressione dell’essere.
ALESSANDRA MICCINESI
IL GIORNALE
3/11/2004

Un pò Charlot, un pò Keaton, un pò Clodette Colbert, un pò sposa volante di Chagall, gli uomini e le donne, personaggi di Istruzioni per rendersi infelici armeggiano con le proprie vite su un palcoscenico vuoto, nero, rumoroso come il mondo. Vestiti a strisce nere e gialle, come quei manichini snodabili che simulano la reazione del corpo umano e che sono utilizzate per le prove tecniche di sicurezza delle auto, i quattro ballerini di Atacama … hanno volti umani, troppo umani. Ordinano e obbediscono, si accoppiano e si combattono, interagendo meccanicamente, e dunque con effetto comico, mostrando come nella quotidianità di gesti ed emozioni si possa essere fermamente decisi a voler essere infelici…
Dal punto di vista coreografico il salto acrobatico è normalizzato e inserito nel gesto della vita quotidiana. L’effetto più originale interessante nel suscitare riflessioni sul vivere umano è l’inserimento reciproco dei corpi alla ricerca del piacere irraggiungibile in un tetris fluido, rapido, indolore e senza dubbio efficacemente infelice…
Simili … a Keaton, i protagonisti di Istruzioni non combattono un brutto mondo ma lottano miseramente con le ombre esplose sul palcoscenico, metafore della loro mente.
VERONICA FLORA
CINEMA AVVENIRE.IT
19 settembre 2004

Vi suggerisco di andare a vedere lo spettacolo della Compagnia Atacama che, con la regia di Patrizia Cavola e Ivan Truol, nella forma del teatrodanza, rappresenta chiaramente e ironicamente un’umanità impegnata a rendersi scontenta. Il messaggio, che arriva ad un pubblico di tutte le età, è chiaro e diretto: “Sii infelice!!”.
KATIA CARLINI
PSICOLOGIA IN MOVIMENTO
Luglio- agosto 2004

 

Atacama
Direzione Artistica: Patrizia Cavola – Ivan Truol
compagniaatacama@gmail.com
06 272540 ; 3286496700
in residenza stabile presso
La Scatola dell’Arte
Via dei Latini 28
00185 Roma